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Agroalimentare, accordo Ue-Canada ma il CETA non piace a tutti

Agroalimentare, accordo Ue-Canada ma il CETA non piace a tutti

Neanche il tempo di dimenticare il famigerato TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) che all’orizzonte è apparso il Comprehensive Economic and Trade Ageement (CETA).

Il Parlamento Europeo infatti ha approvato l'accordo economico e commerciale tra Unione Europea e Canada. L'intesa prevede un taglio definitivo al 92% dei dazi a cui sono sottoposti i prodotti agroalimentari europei che entreranno in Canada, nonché il riconoscimento e la tutela di 143 prodotti a indicazione geografica, di cui 41 italiani.
Il CETA non rimuoverà le barriere doganali per i servizi pubblici, i servizi audiovisivi e di trasporto e per alcuni prodotti agricoli, come ad esempio i prodotti lattiero-caseari, il pollame e le uova.

PRO E CONTRO - Come era prevedibile l’intesa transoceanica ha suscitato pareri favorevoli e critiche tra gli addetti ai lavori.
Se il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda ha definito l’accordo tra Ue e Canada un’eccellente notizia, il coordinatore di Agrinsieme Giorgio Mercuri ha spiegato che il Canada “rappresenta un mercato di sbocco di grande rilievo, con opportunità importanti in particolare per il comparto lattiero-caseario, vitivinicolo e ortofrutticolo”. Agrinsieme ha sottolineato come nell'ultimo anno - tra prodotti agricoli, cibi e bevande- le esportazioni italiane in Canada hanno superato i 640 milioni di euro e, dal 2000 a oggi, sono cresciute del 39%.
A Strasburgo non sono mancate le proteste di alcuni sindacati e produttori agricoli. Secondo i manifestanti il CETA consentirebbe di fare entrare in Europa prodotti attualmente vietati come gli ogm, ma consentiti nel mercato nord americano.
Carlo Petrini, fondatore del movimento Slow Food ha sottolineato, in un articolo apparso su La Repubblica, come in pochi mesi siano state raccolte 3,5 milioni di firme contrarie all’intesa: il provvedimento proteggerebbe  “esclusivamente gli interessi della grande industria, a scapito sia dei cittadini che dei piccoli produttori“. Secondo Petrini alcune denominazioni di origine legate al territorio e con una tecnica produttiva tradizionale potrebbero essere tranquillamente imitate oltre Oceano senza essere passibili di alcuna sanzione.

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